La Laguna di Venezia, uno degli ecosistemi più fragili e preziosi d’Italia, è sotto assedio da una minaccia invisibile ma insidiosa: la “noce di mare”, nome comune del ctenoforo Mnemiopsis leidyi. Questa specie invasiva, tra le più dannose al mondo, sta proliferando grazie alla sua straordinaria adattabilità, favorita dai cambiamenti climatici. Uno studio recente dell’Università di Padova e dell’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (OGS) rivela i pericoli concreti per la biodiversità lagunare, con impatti su pesca, fauna e equilibrio naturale.
Originaria degli Oceani Atlantico, questa creatura gelatinosa trasparente si è diffusa rapidamente dal Mar Nero al Mediterraneo, raggiungendo l’Adriatico da oltre un decennio. Non è solo un fastidio per i pescatori: il suo appetito vorace per zooplancton, uova e larve di pesci sta alterando la catena alimentare. Scopriamo insieme cos’è, come si diffonde e quali rischi comporta per Venezia.
Cos’è la “noce di mare” e da dove arriva
La noce di mare, o Mnemiopsis leidyi, è un invertebrato marino appartenente alla famiglia dei ctenofori. Si tratta di un organismo gelatinoso di piccole dimensioni, lungo al massimo 10-12 centimetri, con un aspetto quasi fantasmagorico grazie alla sua trasparenza e ai cilii iridescenti che usa per nuotare.
Nativo delle coste atlantiche del Nord e Sud America, il suo viaggio invasivo è iniziato negli anni ’80 nel Mar Nero, dove ha causato collassi pescherecci devastanti. Da lì, attraverso le correnti e il traffico marittimo, ha conquistato il Mediterraneo orientale e, progressivamente, l’intero bacino. Nell’Adriatico settentrionale, inclusa la Laguna di Venezia, è segnalata da circa dieci anni.
- Caratteristiche fisiche: Corpo ovale o a forma di noce, privo di tentacoli urticanti come le meduse.
- Modalità di alimentazione: Predatore attivo che ingoia zooplancton, uova ittiche e larve in grandi quantità.
- Riproduzione: Ermafrodita, produce fino a 8.000 uova al giorno in condizioni ottimali, favorendo bloom esplosivi.
Nonostante la sua presenza sia nota, solo ora uno studio integrato fornisce dati precisi sulla sua ecologia nella laguna veneta.
L’adattabilità estrema: sopravvive da 10 a 32 gradi
Una delle chiavi del successo della noce di mare è la sua tolleranza ambientale straordinaria. Ricerche di laboratorio e monitoraggi in situ condotti dall’Università di Padova e OGS dimostrano che tollera temperature da 10 a 32 gradi Celsius e salinità da 10 a 34 PSU.
Questi range ampi la rendono ideale per ambienti variabili come la Laguna di Venezia, dove oscillazioni stagionali sono la norma. Tuttavia, estremi come alte temperature o bassa salinità riducono la sua sopravvivenza, offrendo una finestra per interventi.
Monitoraggio biennale nella laguna
Il team ha osservato la distribuzione spaziale per due anni, correlandola a parametri idrologici. I bloom si verificano in tarda primavera e tra fine estate e inizio autunno, legati a temperature elevate e salinità ottimale (intorno ai 20-30 PSU).
Filippo Piccardi, primo autore e ricercatore padovano, sottolinea: “Le lagune mediterranee hanno variabilità uniche; il nostro approccio interdisciplinare ha definito la nicchia ecologica precisa di questa specie qui”.
Valentina Tirelli dell’OGS aggiunge che tali adattamenti la rendono resiliente ai mutamenti climatici in corso.
I cambiamenti climatici favoriscono la proliferazione
I cambiamenti climatici stanno creando condizioni perfette per Mnemiopsis leidyi. Riscaldamento delle acque e alterazioni salinità promuovono aggregati massivi, con ripercussioni sull’intero ecosistema lagunare.
Lo studio, pubblicato su “Estuarine, Coastal and Shelf Science”, avverte: più calore significa più bloom, meno prede per i pesci nativi e squilibri trofici. La pesca locale, già colpita, vede ridotte catture di vongole e altri bivalvi a causa di catene alimentari interrotte.
- Impatto sulla fauna: Competizione con specie autoctone per il zooplancton.
- Danni economici: Perdite per pescatori, stimati in milioni in altre aree colpite.
- Rischi sanitari: Accumulo di tossine? Ancora in studio, ma non urticante.
Confronto con altre specie aliene
La noce di mare non è sola: granchio blu, punteruolo rosso e altre invasioni stanno aumentando. Nel Veneto, il granchio blu ha fatto lievitare i prezzi delle vongole del 60%, decimando stock. Simili dinamiche per Mnemiopsis, che amplifica questi effetti.
Esperti invocano protocolli di monitoraggio continuo e barriere fisiche, ma la prevenzione via biosicurezza marittima è cruciale.
Conseguenze per la Laguna di Venezia e misure di contrasto
La Laguna di Venezia, patrimonio UNESCO, ospita oltre 200 specie ittiche. L’arrivo della noce di mare rischia di alterare questo equilibrio, riducendo biodiversità e servizi ecosistemici come depurazione acque e turismo sostenibile.
Già ora, aggregati gelatinosi ostruiscono reti da pesca, spaventando operatori. Proiezioni indicano espansione con +2°C globali, spingendo verso strategie attive.
Possibili contromisure includono:
- Monitoraggio avanzato: Droni subacquei e sensori IoT per bloom precoci.
- Controllo biologico: Introduzione predatori naturali, con cautela.
- Regolamentazioni: Pulizia imbarcazioni e divieti su ballast waters.
- Ricerca applicata: Ulteriori studi su vulnerabilità termica.
Collaborazioni tra università, OGS e autorità locali sono essenziali per proteggere questo gioiello ambientale.
Conclusioni: agire ora per salvare la laguna
La “noce di mare” rappresenta un campanello d’allarme per la vulnerabilità della Laguna di Venezia ai cambiamenti globali. Lo studio di Padova e OGS non è solo scienza: è un invito urgente all’azione. Proteggere la biodiversità significa preservare l’identità veneta, dall’economia ittica al paesaggio unico.
Con maggiore consapevolezza e interventi mirati, possiamo limitare i danni. Restiamo vigili: la natura lagunare merita il nostro impegno per le generazioni future. Condividi questo articolo per sensibilizzare!